domenica 2 luglio 2017

FILM: "SHIN GODZILLA"



È una giornata tranquilla in Giappone, quando una strana fontana d’acqua erutta nella baia, provocando il panico, che si diffonde anche tra i funzionari di governo. Inizialmente si pensa a un’anomala attività vulcanica, ma un giovane dirigente osa chiedersi se possa trattarsi di qualcosa di vivo. Il suo incubo peggiore prende vita quando un mostro emerge dal profondo e comincia a seminare distruzione per la città. Mentre il governo cerca di salvare i cittadini, una squadra di volontari cerca di scoprire la debolezza della creatura. Ma il tempo non è dalla loro parte: la più grande catastrofe mai abbattutasi sul mondo evolve e lo fa davanti ai loro occhi.

Di sicuto, Shin Godzilla è un film che spiazza lo spettatore abituato alle declinazioni occidentali del lucertolone nucleare, che lo prende regolarmente in contropiede: una rarità nel contesto di un cinema contemporaneo che, al contrario, è troppo spesso fatto con lo stampino, che è quasi sempre assai prevedibile.
Grandioso e avvincente, sì, il nuovo Godzilla giapponese, ma anche e soprattutto perché capace di essere antispettacolare, di mettere sempre e prima di tutto gli uomini, e non la bestia, al centro del racconto.
Realizzato con una tecnica mista che unisce i tradizionali costumi in lattice indossati da attori in carne ossa con la più moderna CGI, il mostro di questo film emerge dalle acque con un fare meno aggressivo e distruttivo che in precedenza: è, letteralmente, la rappresentazione metaforica di un incidente, e non di un'aggressione. Si limita ad attraversare la città, causando sì devastazioni, ma quasi solo accidentali: perlomeno fino al momento in cui non si tenta di fermarlo con la forza.
Quale che sia la sua natura e il suo obiettivo, non è mai il motore dell'azione, ma quasi solo un suo riflesso: la palla è tutta degli esseri umani, dei politici inetti, dei burocrati ottusi, di quella task force di reietti e nerd, di quell'accozzaglia di eretici e sfigati che troverà la forza per proporre soluzioni innovative e alternative a quelle dei tradizionali percorsi politici e bellici, nazionali e internazionali.  

Gli scontri sono comunque mozzafiato, capaci di uno spessore epico-elegiaco sconosciuto ad Hollywood: quello finale addirittura tutto giocato su toni anti-enfatici, che ben accompagnano una soluzione che non è una soppressione, ma una sorta di (momentaneo?) spegnimento.
Perché con questo Godzilla, con tutti i Godzilla della Terra, con tutte le enormi problematiche che l'establishment tradizionale si rifiuta o non è capace di affrontare, bisogna continuare a fare i conti: bisogna coesistere.
La chiave, è nella resilienza più testarda, e in un nuovo modo di fare e di intendere la politica. Lo sanno bene, in Giappone, e nel film lo si dice a chiare lettere: "Il nostro paese ha saputo sollevarsi dalle proprie macerie: lo farà anche stavolta."
Godzilla risorge, e l'uomo con lui.

DAL 3 LUGLIO AL CINEMA

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